lunedì 19 novembre 2012

Il Dodicesimo Pianeta, emozioni in musica per il disco d'esordio di Adriano Viglierchio





Semplice come l'acqua di una cascata, salda come la corteccia di un albero, pura come un cristallo, chiara come la luce, libera come l'Aquila di allargare le sue ali e spiccare il volo, è l'umanità risvegliata alla quale si rivolge Adriano Viglierchio, in arte Adrien, autore di un emozionante disco dedicato alla ricerca spirituale e alla crescita interiore.
"Il Dodicesimo Pianeta è l'album d'esordio del giovane musicista savonese, scritto con coraggio e cuore aperto: sette brani più una bonus track dedicati all'amore universale e ad una generazione di argonauti in viaggio verso un pianeta ideale dove ogni creatura potrà finalmente esprimersi e vivere con amorevolezza,  in equilibrio  con la natura e tutte le creature, accettando i mutamenti e il divenire dell'esistenza. 
Nel disco, valenze yin e yang s'inseguono in una magnifica danza tra dualità ed individualità, tra maschile e femminile, in un fluttuare ininterrotto, mistico ed energico.
La voce di Adrien, che accosta con disinvoltura antichi mantra in sanscrito a sonorità pop rock utilizzando, talvolta, anche la lingua inglese, risulta potente e fortemente evocativa anche grazie alle suggestioni musicali date dalle basi di pianoforte, chitarre, basso, percussioni e alla voce femminile di Sara Grimaldi - corista di Zucchero - che fa da contraltare alla potenza vocale di Adrien.
L'ascolto in anteprima è stato emozionante perché in ogni traccia ho ritrovato un po' del mio bagaglio: letture fatte in molti anni dedicati allo studio dei grandi maestri spirituali; sensuali profumi d'incenso; scorci di vita trascorsa nei meravigliosi e mai dimenticati giorni di meditazione e silenzio al centro di Pomaia in Toscana; i mantra tibetani; i colori luminosi dello yoga; il calore affettuoso e curativo del reiki; frammenti di cuore agitato quando "posseduta" dalla passione per la danza primitiva non mancavo di ringraziare il Divino per avermi donato anima, respiro, orecchie, ritmo, forza fisica e capacità di danzare "nella musica" rapita dal magico suono dei tamburi d'Africa.
La seconda sorpresa è stata scoprire che i brani di Adrien non sono per iniziati, ma per tutti. La sua “medicina sonora” è infatti frutto di un sapiente mix tra l'amore per la musica coltivata sin da ragazzo e gli anni di esperienza come operatore Olistico, che porta avanti nel centro Shanti World di Savona (dove il 12 dicembre 2012 sarà ufficialmente presentato il disco). Il risultato è stato dare voce, colore e suono ad una semplice ma efficace terapia musicale finalizzata all'autoguarigione.
Ascoltare “Il Dodicesimo Pianeta” sarà per chiunque l'occasione per intraprendere un viaggio dentro di sé, alla ricerca dell'equilibrio dei sette chakra e di un'autentica fonte d'ispirazione personale ed emozionale.

Il Dodicesimo Pianeta è stato registrato al "Pontremoli Studio & Lunisiana Soul" (Ms).Progetto, musica, testi, voci e pianoforte di Adrien Viglierchio.Arrangiamenti e Programmazione Studio di Eddy (Stelevox) Mattei.Basso e chitarre Marco Biasini. Background Vocale Sara Grimaldi. Fotografie di Simone Cecchetti.







mercoledì 10 ottobre 2012

Genovesi intimità


Pomeriggio tra amiche: racconti, affinità, emozioni che ritornano, due calici di vino rosso, una canzone da condividere nella dolcezza di una città che si tuffa fiduciosa tra le braccia del tramonto.

giovedì 4 ottobre 2012

Incanto d'autunno


Nuvole a cumuli, sprazzi di sole a est, aria carica di pioggia, mare grigio perla

E' un mattino d'ottobre in Liguria

Respiro l'autunno dalla finestra di casa

Mi lascio sedurre da un profumo 

Chiudo gli occhi e all'improvviso non ci sono pareti

Rapaci diurni attraversano il mio cielo

Castagne brune sonnecchiano in morbidi tappeti di foglie

Antichi faggi arrossiscono timidi, innamorati del vento



lunedì 24 settembre 2012

Mentre tutto scorre


E' nella poesia e nella Bellezza che riesco a dare senso 

compiuto al mio vivere.

E' nella profondità di un'emozione intensa per un 

colore, una musica, un profumo, una parola tonda che 

riempie l'aria e la elettrizza di significati, che i miei giorni 

diventano vita mentre tutto scorre. 

giovedì 26 luglio 2012

Photorilievi: Nowhere Girls













Photorilievi: Nowhere Girls: Le città esercitano su di me un fascino che difficilmente riesco a spiegare con le parole. Mi piace viaggiare da sola, camminare sentendo ...

martedì 24 luglio 2012

Matrimoni low cost a Celle Ligure

Immagine di Studio Fotografico Specchiomagico - Genova Voltri 

L'articolo nel seguente link:

http://savona.mentelocale.it/47345-matrimoni-low-cost-liguria-villa-lagorio-alborada/

giovedì 7 giugno 2012

Marilyn Monroe, l'amara dolcezza di essere fragili....











Il film Marilyn di Simon Curtis, visto ieri al cinema, mi ha catapultata senza preavviso nella mia fragilità. 


"Tu da che parte stai?" chiede la famosa attrice a Colin Clarke, assistente di Sir Lawrence Olivier sul set de "Il principe e la ballerina" e autore del diario "My week with Marilyn" dal quale è tratto il film. 
Una frase semplice, istintiva, infantile, ma di enorme importanza per afferrare in tutta la sua meravigliosa essenza l'incantevole delicatezza di una donna che chiedeva ininterrottamente aiuto; che implorava approvazione per poi non esserne mai sufficientemente appagata perché il suo vuoto interiore era troppo grande ed ogni abbraccio ottenuto, con le lacrime o col sorriso, non poteva essere altro che una piccola ed instabile conquista. 
La fragilità, che conosco fin troppo bene, se abbinata all'insicurezza e ad un temperamento artistico porta a difficoltà immense sia nella vita di relazione, sia nel rapporto con se stessi  perché non ci si sente mai abbastanza amati; mai abbastanza coccolati; mai abbastanza considerati; mai abbastanza importanti per qualcuno. E si esige molto, dando molto.
Il dolore di Marilyn, condannata alla solitudine dalla sua immensa insicurezza e dal disperato bisogno d'amore e di approvazione, è un dolore senza scampo anche per una Dea come lei. E' una prigione buia che ci spalanca le porte solo quando siamo disposti a capire che felicità, vita, gioia, benessere, allegria sono soltanto nostre.  
Per molto tempo ho avuto momenti in cui mi sono sentita intimamente piccola, incompresa, stanca di vivere. Ero incontentabile? Sempre insoddisfatta come qualcuno ha tentato di farmi credere  basandosi su un'analisi di superficie?  No. 
Si trattava semplicemente  di fare i conti con un'infelicità cronica che aveva origini lontane e che solo io avrei potuto cancellare. Dovevo rimboccarmi le maniche e lavorare duramente per colmare quei vuoti, quei buchi neri, quel veleno autodistruttivo che i miei genitori avevano seminato nel mio piccolo corpicino sin dal primo istante di vita.
Loro non lo sanno, ma mi hanno trivellato l'anima riducendola ad un colabrodo ogni volta che mi hanno lasciata sola senza poter fare domande o senza ricevere spiegazioni; ogni volta che bisticciavano e si picchiavano davanti ai miei occhi terrorizzati ed io piangevo senza riuscire a respirare perché il cuore mi scoppiava nel petto; quando si lasciavano tra urla ed insulti e mi affidavano a tempo indeterminato a una zia, a una nonna, a una colonia, a un collegio; quando mi obbligavano una volta all'anno a cambiare casa, scuola e amici una volta o mi deridevano senza comprensione se mi sorprendevano a succhiare il pollice nascosta in un angolo o dicevo di aver paura del buio. Quante notti ho passato sveglia,  temendo fantasmi, con il divieto di raggiungere il lettone dei miei per non sembrare viziata, capricciosa  e stupida!
La fragilità, pur con storie diverse, nasce lì. In quel tempo bellissimo e breve in cui siamo piccoli angeli candidi caduti dal cielo, che chiedono solo di dare e ricevere amore. Se  si è sfortunati, però, ci si trova inspiegabilmente travolti e coinvolti in situazioni dolorose che non comprendiamo, alle quali non possiamo neppure dare un nome perché la nostra piccola vita non ce lo ha ancora insegnato. E ci arriva in faccia tutto il dolore, tutta la violenza, tutta la crudeltà di adulti egoisti ed immaturi, incuranti dei nostri occhi azzurri    spalancati sul mondo. Se mamma e papà non si amano pensiamo sia colpa nostra. Vorremmo stringerli forte, ma abbiamo braccia troppo piccole per circondarli. Siamo impotenti e i semi dell'autostima e della sicurezza s'incrinano per sempre. 
So che significa essere feriti profondamente e proprio nella parte più esposta, quando si è tanto puri e nudi da non meritare altro che oceani di abbracci, mille baci sulla fronte, coccole, zucchero filato, complicità, sicurezza e montagne di allegria. 
So anche che quelle crepe, quelle voragini restano lì, nel sottofondo di personalità delicate e sensibili senza colmarsi  mai. Si resta feriti in eterno. Possiamo perdonare, ma non possiamo guarire.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, si forma una crosta sottile nel substrato dell'anima che è solo un'apparente cicatrizzazione. Si vive perennemente in una quiete instabile. Nel silenzio prima della tempesta. 
Emotivamente, da bambina, vivevo così. Non c'erano mai giornate, notti o risvegli uguali e bastava una frase mal pronunciata a scatenare l'inferno. Avevo orecchie sempre tese, paure e cuore in allarme. Così, oggi,  un temporale, una grandine, un vento del nord possono far crollare la sottile carta velina che tiene insieme una struttura fragile come un castello di carte, al punto da farmi sentire ancora piccola e bisognosa di un abbraccio, come Marilyn quando chiedeva l'aiuto di Clarke.
Ma attenzione, l'abbraccio di cui hanno bisogno le persone fragili non è un abbraccio qualsiasi e mai e poi mai quello del desiderio, perché immediatamente dopo l'oppio del sesso ci si sentirebbe ancora più soli. 
Nei momenti in cui i fili sono scoperti e si potrebbe andare in corto circuito, l'unico bisogno di una creatura ferita è quello di un amico, di una sorella, della solidarietà disinteressata, di qualcuno che in silenzio ci resti accanto facendoci sapere che sarà sempre e comunque "dalla nostra parte". 
Marilyn, con la sua disperata fame d'amore, nei momenti di crisi  aveva necessità di un solo tipo di abbraccio. Quello che ti fa sentire al sicuro qualsiasi tempesta sopraggiunga. L'unico in grado di lenire le ferite e colmare crepe profonde e doloranti, piaghe mai rimarginate. Quello che ti fa sentire a casa. 
Della Marilyn che il film di Curtis  ci ha voluto mostrare ho colto soprattutto il dolore dolcissimo  e  struggente. Una sofferenza satura di Bellezza, che mi sono portata a casa come una malinconica Saudade. 
In auto, nella notte, ho pianto di solitudine come una bimba smarrita pensando che nonostante il grande e faticoso viaggio dentro me stessa per crescere e guarire, un po' di Norma Jeane Baker vive e vivrà sempre dentro di me.



"Attraversiamo il mondo, senza requie 
e senza redenzione, litighiamo, amiamo, ce ne andiamo
trascinandoci dietro aria di casa, piegatura di vestiti, qualche derrata,
sesso grossolano, partiamo e parcheggiamo, stendiamo di nuovo il nostro odore
casalingo come un lenzuolo noto su un materasso straniero.
Mi addormento, mi sveglio, mi alzo e vado alla finestra, guardo il mare giallo. 
Forse scapperò via da te. 
Se ti svegli e mi domandi dove vai ti dirò: su, presto 
usciamo di qui senza prendere nulla"

(Yitzhak Laor) 





mercoledì 23 maggio 2012

Zibba & Almalibre: cuore, talento e fantasia

Con la presentazione del quarto album il via al tour nazionale 


Zibba & Almalibre suonano "Anche di lunedì" ed è una fortuna per chi sceglierà di ascoltarli  nelle numerose date del tour dell'ultimo disco “Come il suono dei passi sulla neve” presentato al teatro Gassman di Borgio Verezzi (Savona) il 19 e 20 maggio scorsi.
L'album, che potrei banalmente definire "maturo" facendo torto alla creatività di Zibba & Almalibre, propone un  linguaggio ricercato ma senza spocchia, autentico, poetico, struggente, malinconico. Disco dopo disco, la crescita di Zibba si è fatta spessa, incisiva e sanguigna sia dal punto di vista della narrazione, sia dal punto di vista musicale. Riconoscibile al primo ascolto per le influenze reggae, il levare giocoso, le vivaci suggestioni alla Conte e l'inconfondibile tocco cantautorale genovese, Zibba con l’ultima formazione ha arricchito ulteriormente il sound di sfumature  jazz-blues grazie alla presenza di Stefano Riggi, sax tenore e sax soprano, e di  Stefano Ronchi, giovane chitarrista fino a poco tempo fa "allergico" ai cantautori, che oggi considera l'esperienza Almalibre  la cosa “più blues" che abbia mai vissuto!
"Come il suono dei passi sulla neve" è un percorso delicato nel mondo delle emozioni. Fotografie senza tempo di una Genova che sviene tra le lacrime e il sale; di un palco vuoto in una piazza d'ottobre; di notti maledette nei pressi di Asti Est; di serate a teatro con gli occhi di Nancy; di malinconie dure a morire per chi il suo male (e il suo mare) preferisce portarseli addosso appiccicati stretti per non perdere nemmeno una riga di emozione. In dialetto ligure, infatti,  O Mæ Mâ significa "il mio mare", ma anche "il mio male". Ad accompagnare Zibba in questo bellissimo brano la voce di Vittorio De Scalzi.  
Ho chiesto a Zibba quali siano le canzoni che più gli somigliano, tra le tante scritte sino ad oggi. Temevo di metterlo in difficoltà, perché i figli sono figli, ma la risposta non è mancata: 

"Le canzoni che mi somigliano di più sono quelle in cui mi ritrovo sempre. Una classifica (ma non in ordine d'importanza) potrebbe essere questa: Nelle sere d'inverno, Dove vanno a riposare le api, Soffia Leggero, Salva, Asti Est, Dauntaun, Tutto è casa mia, O mae mà, Aria di levante. Poi se ci ragiono bene tutte.. poi se ci ragiono meglio nessuna... non è facile”.

Ed è proprio il non facile a piacermi di Zibba, che con gli Almalibre non cerca mai soluzioni comode ma si addentra in ardite complessità musicali. L'ultimo album, registrato in un ex forno per la produzione di mattoni a Moie (Ancona), oltre a De Scalzi si avvale della collaborazione di Roy Paci, Eugenio Finardi, Carlot-ta; mentre le voci recitanti sono di:  Adolfo Margiotta, Enzo Paci, Gianluca Fubelli, Alberto Onofrietti, Silvia Giulia Mendola.
Concludo augurando a Zibba che il successo, quello con la "S", arrivi al più presto ma non lo cambi di una virgola perché il suo segreto, al di là del valore compositivo e del piacevole gusto musicale, è nascosto nella profonda capacità di comunicare con il pubblico, di essere autentico e salire sul palco nudo, con il cuore in mano. 
Sergio-Zibba è la dimostrazione che talento, tenacia e fatica premiano chi, sin da giovanissimo, sceglie la difficile strada della musica continuando a crederci e a lottare, anche sbattendoci il muso, perché non si potrebbe essere diversi da così. 
Non a caso, in apertura d'album, al pigro e misogino trombettista jazz Martino Rebowsky, investigatore accidentale uscito dalla penna di Matteo Manforte, una voce fuori campo ammonisce: 
Scommetto che ti stai chiedendo perché nonostante la vita di merda che fai continui lo stesso a suonare...Te lo chiedi tutte le sante sere non è vero?...Te lo dico io perché...Perché hai solo questo. Perché sei nato per fare solo questo. Perché è solo questo che ti fa sentire a colori e che improvvisamente trasforma il casino che è la tua vita in un rumore delicato e lontano …..come il suono dei passi sulla neve.



Formazione: Zibba, Andrea Balestreri, Fabio Biale, Stefano Cecchi, Stefano Ronchi, Stefano Riggi


mercoledì 16 maggio 2012

Sophie Lamour: la rivoluzione di una Pin-Up girl



Burlesque è il termine che definisce un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell' 800 nell'Inghilterra Vittoriana, successivamente esportato negli USA dove riscosse grande successo, soprattutto tra i ceti meno abbienti. Per questo veniva anche chiamato: 
The Poor Man's Follies


Sophie Lamour non ha dubbi. La vera seduzione non è nel fisico più o meno avvenente della performer, ma nella capacità di miscelare ironia e sensualità,  ingredienti senza i quali il Burlesque non potrebbe esistere. La bella Sophie è romana, viene dal teatro e del suo primo amore utilizza strumenti e training per essere un’artista a 360 gradi con tanto di costumi spettacolari, sceneggiature, regia e coreografie.
In attesa di “Burlesque Mon Amour”, il Festival che avrà luogo ad Albissola Marina (Savona) dall’ 1 al 3 giugno 2012 decido d’intervistarla con la curiosità di chi, in poche battute, vorrebbe carpirle i segreti della magica pozione che la rende seducente, sexy e molto vicina alle eterne dive del passato.
La mia missione è far coesistere il lato frivolo e divertente del Burlesque con un cammino interiore che ponga la donna al centro delle sue scelte e protagonista della sua arte. Di solito chi partecipa per la prima volta ai miei seminari è pregiudizialmente condizionata dall’idea che Burlesque sia necessariamente sinonimo di spogliarello. Ma non è così. Burlesque è un’arte sofisticata che richiede eleganza ed ironia, due elementi che non possono prescindere dalla sicurezza e dalla fiducia in se stesse. Il tutto per inventare e creare  performance in cui la protagonista, vestita o no, sia solo e soltanto lei, nella sua essenza, al di là  dei soliti stereotipi e del banale gusto dominante”.
Detta così sembra facile, accessibile al punto da farmi balenare l'idea che anche io, che non so camminare sui tacchi e non possiedo calze a rete, potrei di punto in bianco intraprendere il praticantato del Burlesque riponendo totale fiducia in Sophie, nell’autoironia e in una capacità di seduzione ancora tutta da scoprire.
Ma oltre a questo cosa occorre?
<Avere un rapporto sereno con il proprio corpo nella consapevolezza che tutte le donne sono sexy anche a 40, 50, 60 anni! Inoltre, non bisogna assolutamente  badare al chilo in più o in meno perché quel che conta nel Burlesque  è il linguaggio. Il modo in cui si comunica con il pubblico>.
Parlando con Sophie comprendo che dietro alle ciglia finte, ai boa, ai corsetti e ai reggicalze si cela una visione della vita e della donna confortante ed indulgente, totalmente avulsa dai cliché dominanti perché ciò che più conta è la creatività interiore che diventa linguaggio. Sotto il segno della femminilità, Burlesque diviene così sinonimo di un percorso artistico oserei dire rivoluzionario.
Da cosa è nata la tua passione per il  Burlseque?
<Guardando il film "Moulin Rouge" di Baz Lurman. Una vera folgorazione. Da quel giorno il Burlesque è diventato la mia vita, al punto che ho aperto un blog, un sito web e ho scritto recentemente un libro sulle Pin Up. Per me che venivo da precedenti esperienze artistiche, il percorso è stato semplice perché mi ha consentito di coniugare con facilità la ballerina, l’attrice, la costumista, la truccatrice, la regista: una performer Burlesque deve saper fare bene ognuna di queste cose, anche se poi può scegliere di affidarsi a questo o quel truccatore o costumista>.
Sophie tiene a sottolineare che l'arte della seduzione nel Burlesque non è mai volgare e non nasce necessariamente per compiacere l'uomo.
<Sono le donne le nostre maggiori estimatrici perché apprezzano più dell'uomo il modo in cui sfiliamo i guanti o le calze. Pertanto, le ballerine Burlesque godono di un pubblico  prevalentemente femminile e sono pochi gli uomini che ne colgono la vera essenza. Chi lo fa è perché ha una compagna che lo guida. Per me il Burlesque è eleganza, carattere, ironia, divertimento. Mi piace lo stile vittoriano e creare atmosfere dark fantasy alla Tim Burton. Anche il trucco ha un ruolo importante e nel mio blog cerco di fornire informazioni utili alle aspiranti performer e Pin Up>.  

Per saperne di più: http://www.sophielamour.tk/








mercoledì 9 maggio 2012

Ti amo, dunque ti uccido: in Italia sale in modo preoccupante il numero delle donne uccise dai loro compagni.




101 nel 2006, 107 nel 2007, 112 nel 2008, 119 nel 2009, 120 nel 2010, 137 nel 2011, 55 da gennaio ad oggi. E’ il drammatico bilancio delle donne uccise in Italia negli ultimi sei anni da uomini di ogni età che non hanno accettato l’abbandono o il conflitto con le  loro mogli o fidanzate e hanno esercitato una cieca violenza su chi dicevano di amare. 
Già perché di tutti questi omicidi, che lo scrittore Roberto Saviano ha recentemente definito una “mattanza”, il movente parrebbe essere proprio l’amore malato che sfocia in gelosia, insana passione, patologia.


Il 27 aprile scorso la cronaca nazionale si è occupata di Vanessa Scialfa, 20 anni, di Enna,  strangolata dal convivente di 34 anni dopo un banale litigio. Dopo il delitto, l’uomo ha avvolto il cadavere in un lenzuolo, lo ha caricato in macchina e lo ha gettato da un cavalcavia tra Enna e Caltanisetta. La furia omicida sarebbe scattata perché in un momento di intimità la giovane avrebbe pronunciato il nome dell’ex fidanzato. Ai poliziotti l'assassino, reo confesso,  ha raccontato che durante l’accesa discussione Vanessa si era alzata dal letto con l’intenzione di uscire di casa ma lui, sotto l’effetto di cocaina, aveva  strappato i cavi del lettore dvd e l'ha strangolata.
Questa storia è stata solo una delle tante che si sono consumate nel nostro paese con epiloghi tragici. Alla morte di Vanessa, in questi mesi ne sono seguite altre: punte di un iceberg  sommerso che minaccia donne di ogni età e ceto sociale.

Molte e diffuse violenze restano sommerse e sconosciute perché restano all'interno delle mura domestiche e non vengono denunciate. Nel nostro paese la mentalità patriarcale, specie al sud, determina ancora oggi situazioni di immensa e totale soggezione al maschio-padrone con donne-vittime che a causa dei loro silenzi diventano complici dei loro carnefici. 


Il triste primato di omicidi ci ha visti affibbiare il termine  “Femminicidio” in un documento ufficiale delle Nazioni Unite, in accoppiata con il Messico dove dal 1993 centinaia di donne sono state violentate  e uccise nella  totale indifferenza delle autorità. E altrettante sarebbero scomparse. Donne, ragazze e bambine che prima di essere uccise 

sono state sequestrate, torturate, mutilate, violentate, sottoposte a giochi erotici mortali. I loro corpi, in molti casi, sono stati poi sciolti nell’acido. In Messico e Guatemala, questi crimini vengono archiviati come “danno collaterale del narcotraffico” ma da noi con quale voce pensiamo di archiviare o ignorare un fenomeno crescente e preoccupante?
Dovremmo innanzitutto applicare pene più severe nei confronti di chi usa e abusa del corpo femminile, così come quello dei bambini nel caso dei pedofili. E poi si dovrebbe avviare una massiccia campagna educativa che a partire dall’infanzia sensibilizzi i minori al rispetto dell’altro sesso. 
Penso che il compito primario dell’educazione in famiglia sia insegnare a maschi e femmine il rispetto della donna, a partire dalla madre,  che non può e non deve essere considerata un oggetto, un accessorio, una domestica. Ad una ragazza, poi, dovremmo insegnare che il proprio valore non si misura attraverso la conquista o le attenzioni di un uomo e che le relazioni malate con maschi violenti, crudeli ed irrispettosi vadano abbandonate prima che sia troppo tardi.

Quante botte e soprusi deve sopportare una moglie prima di dire basta?. L'ultima
Le istituzioni, a loro volta, dovrebbero essere presenti sul territorio e aiutare realmente le donne che vogliono uscire da determinate situazioni e sudditanze. Tra le forze dell’ordine, poi, dovrebbero esserci corpi speciali (femminili) preparati e in grado di ascoltare e supportare la donna che chiede aiuto senza lasciarla sola balia del mostro di casa, che prima o poi colpirà anche i figli creando una catena di orrori e traumi senza fine.
Il cammino per la cosiddetta "liberazione" femminile è ancora lungo, ma solo cambiando la testa delle donne potremmo arrivare ad una trasformazione dal basso di una società ancora troppo arretrata, aggressiva ed incivile per un Paese europeo.



Capodanno

Fino al 1 gennaio 1968, per me Capodanno era la festa in cui i grandi stappavano champagne, si baciavano sotto il vischio e si auguravano co...