martedì 4 giugno 2013

5 giugno 1998


15 anni fa nasceva mio figlio Samuele: desiderato, atteso, amato da molto prima di quel 5 giugno 1998 alle 14.40.


All'alba, dopo una notte agitata, io e suo papà siamo andati all'ospedale, a Pietra Ligure.

Faceva molto caldo. Un bel caldo estivo. Indossavo un abito leggero di tutti gli azzurri possibili. Un trionfo di cieli. Gli uccelli e i gabbiani cantavano e garrivano forte in un celeste striato di bianco. La luce era accecante. Da togliere il respiro. La felicità che provavo per essere arrivata a quel traguardo era più forte della preoccupazione del parto.

Per nove mesi, io e lui, ce l'eravamo raccontata cuore a cuore, sangue a sangue, battito a battito, respiro all'unisono. Ascoltavamo musica. Gli cantavo antichi mantra. Gli dedicavo poesie, canzoni, pensieri leggeri. Era un dialogo continuo, dolcissimo, commovente. Lui si muoveva ed io cercavo di accarezzarlo con le mani e con la mente.

La straordinaria e dolcissima fatica di una nascita ed eccolo lì: sereno e stropicciato, adagiato sulla mia pancia col cuoricino allegro e la pelle morbida.

Un dono unico. 


Musica, musica, ancora musica ed infiniti, emozionanti colori nella nostra vita.

Grazie tesoro!












lunedì 6 maggio 2013

Emanuele Dabbono e l’arte raffinata della semplicità






Quel che mi conquista di Emanuele Dabbono, 36 anni, cantautore ligure noto al grande pubblico dopo la partecipazione ad X Factor nel 2008 è il modo schietto, pulito e diretto di vivere il suo mestiere.
Non è facile, oggi, incontrare un cantautore che scelga di non sedurre il pubblico con furberie più o meno raffinate; gigionerie buone per spettatori disattenti; seducenti affabulazioni.
Emanuele, invece, porta la sua arte sul palco con estrema dolcezza e delicatezza. Si avvale di ottimi musicisti che ne arricchiscono sapientemente il mood e gli arrangiamenti offrendo uno spettacolo ineccepibile. Ma ciò che da spettatrice apprezzo dei suoi concerti è la gioia di essere sul palco, la generosità nell'offrirsi e la voglia di condividere con il pubblico libere emozioni, rinunciando ad artifizi, anche musicali, e frasi ad effetto.
I numerosi giovani e fedelissimi che lo seguono consumano il rito del concerto con un'incredibile voglia di partecipare fatta di sorrisi e brani di canzoni condivise e cantate a squarciagola.
E lì, sul palco, a guidarli, c’è un artista che altro non è che uno di loro. Un musicista che con la sua voce racconta le storie di una generazione a volte sedotta dal rischio di un edonismo spicciolo, altre tentata dal qualunquismo o rapita dal desiderio di viaggiare alla ricerca di valori perduti o di una nuova appartenenza.
A concerto terminato Emanuele, che concede lunghi e generosi bis, scende dal palco ed è sempre lui: nessuna distanza nei suoi occhi, nessuna superiorità, nessun divismo nonostante gli applausi scroscianti e i riconosciuti successi. Come un artigiano che umilmente svolge il suo lavoro, Dabbono regala ai numerosi e fedelissimi fan le sue canzoni con professionalità certosina, senza risparmiarsi.
Ed è così che con gioia ed educazione passano valori, ottima musica e, per fortuna, nessuna “sacra” verità.


"Alla fine" video:

mercoledì 24 aprile 2013

Festa di Liberazione


Un pensiero d'amore a mia mamma, ragazza coi calzini corti dentro le scarpe, la camicetta con le maniche a sbuffo e la gonna attillata; a mio padre con la sua "Giustizia e Libertà" e, da subito, jazz a fiumi e sigarette nelle vene.
Al loro desiderio di fratellanza, di musica e d'amore.

Lei ballerina, lui ansioso di parlare inglese e mischiarsi col nuovo mondo a ritmo di jazz e boogie woogie.
Avrei voluto esserci quel lontano 25 aprile a Torino, anche piccola, anche bambina, per ballare abbracciati con una speranza nel cuore.


giovedì 21 marzo 2013

Primavera in controluce


Adoro alzarmi all'alba quando il sole, inatteso, mi sorprende dietro le tapparelle abbassate per avvolgermi come un innamorato con tutta la sua luce.
Il profilo della collina è nitido e l'azzurro tenue del cielo è come se cantasse un dolcissimo inno all' amore universale.
Sono attratta dal canto delle sirene della mutevole e pazza primavera e inizio a camminare.
Voglio raggiungere il mare respirando l'aria pungente di questo mattino di marzo;

Alzare lo sguardo sulle luci alte del giorno che definiscono chiaroscuri sui muri delle case; 
Passare dal tepore del sole al freddo, nell'ombroso abbraccio dei vicoli: percorso di passi consapevoli in un vecchio borgo di pescatori tra profumi di caffè, brioche e focaccia.
Guardare il mare in controluce.
Sentire in faccia il sole che brucia.
E nell'ombra, chiuse in tasca, le mani gelate.







venerdì 8 febbraio 2013

Emanuele Dabbono life: musica e poesia senza compromessi

Dalla prima canzone suonata con la chitarra alle scuole medie, al secondo disco che uscirà nel 2013; da X Factor, ai palcoscenici più importanti d'Italia; dai libri bianchi che colorava da bambino, alla pubblicazione di un libro per Feltrinelli. 

In una breve intervista la storia di un musicista del nostro tempo.


Tutto è cominciato con un foglio bianco. Il padre, operaio in una tipografia, gli portava a casa fantastici libri, non stampati ma perfettamente rilegati. Per Emanuele, che da bambino avrebbe preferito in regalo una macchinina, quei fogli bianchi sono diventati sin dai suoi primi anni di vita uno spazio creativo, un vuoto da riempire, prima di segni e disegni, poi di parole; solo più tardi di musica e testi.

Ho iniziato a suonare la chitarra alle scuole medie. La prima canzone che sono riuscito ad eseguire è stata Desperado degli Eagles. Di lì ho compreso profondamente ed intimamente il valore delle emozioni che una semplice canzone poteva trasmettere e la forza comunicativa della musica. Da quel giorno non ho più smesso di suonare e comporre nel tentativo di trovare una strada tutta mia. Quei libri bianchi sono diventati i miei quaderni di appunti.

Durante un viaggio in Irlanda ho avuto ulteriore conferma di quelle che fino ad allora erano state semplici intuizioni. Ero a Doolin, un paesino di pescatori. Sono entrato insieme ad amici in un pub noto per le live session di musica tradizionale. Seduti a bere avvertivamo di non essere graditi. Non capivamo se si trattasse degli abiti o che altro; poi, quando ci hanno mostrato il palco e fatto capire che avremmo dovuto esibirci in qualche modo perché lì era la regola per ogni avventore, sono salito e ho suonato. La gente partecipava. Applaudiva. Era felice. La comunicazione, dopo il momento di tensione iniziale, si faceva sempre più calda. Ecco. Questo è per me fare musica: interagire con il pubblico e traslocare emozioni. Per i concerti non preparo mai una scaletta, ma solo una quarantina di brani. Vado a braccio e scelgo i pezzi sulla base del pubblico che ho davanti, ascoltando e percependo le loro reazioni. Certo per i musicisti che suonano con me non è semplicissimo ma è così che deve essere”.

Dopo "Trecentoventi", album  uscito nel 2012 con la band dei Terrarossa, sta per essere pubblicato il secondo dal titolo "La velocità del buio". Come nascono le tue canzoni? Da dove l'ispirazione?

Le mie migliori canzoni sono nate a Genova in sopraelevata. Ho sempre con me l'Iphone, canto, scrivo, annoto e la canzone prende forma. Tutto è occasione per inventare un brano. Dal fare la spesa ad osservare la gente per strada. L'importante è essere in sintonia con quello mi sta intorno”.

Oltre ai dischi hai scritto un libro,“Genova di spalle”, e un secondo è in uscita. Come sono nati?

“Il primo è una storia di sopravvivenza in provincia. E' un romanzo breve con un linguaggio volutamente semplice, adolescenziale. Avendo fatto per anni l'educatore, ho concepito il libro come storia di formazione, scritto sotto forma di diario per raccontare il bello e il brutto dell'adolescenza di un ragazzo ligure, tra gite in montagna, partite di calcio, primi baci alle ragazzi, cassette dei Pink Floyd, vacanze con gli amici, corse in bicicletta, feste di paese e soprattutto i rapporti con la sua famiglia e i suoi coetanei.
Una volta scritto l'ho inviato a tutte le case editrici. La pubblicazione, nel 2010, è stata a cura del Gruppo Albatros e le vendite molto al di sopra delle aspettative. La sorpresa è stata che pensavo di aver scritto un libro malinconico, invece molti lo hanno trovato divertente, addirittura comico. Ho continuato a scrivere e il prossimo libro, una raccolta di poesie, s'intitolerà “Musica per lottatori” e uscirà entro l'anno per l'editrice Feltrinelli.

Tu che hai avuto una grande popolarità con la partecipazione alla prima edizione di X Factor consiglieresti ad un giovane di partecipare ad un talent show televisivo?

“Trattandosi della prima edizione non potevo immaginare come fosse il programma. Sapevo solo che il vincitore si sarebbe portato a casa un contratto discografico. Per me è stata un'esperienza utile, ma non lo consiglierei ad un musicista perché non credo che emergere in un talent possa essere la soluzione. Ad un giovane agli esordi suggerirei piuttosto di andare a vivere e suonare all'estero; oppure lavorare assiduamente ad un progetto e proporsi alle case discografiche solo dopo aver maturato un proprio stile. Il tutto per evitare il rischio di manipolazioni perché, nei talent, tentano in tutti i modi di plasmarti a partire dal look per finire all'identità musicale. Io ho rifiutato il contratto con la Sony per un disco di Cover proprio perché non corrispondeva alla mia idea di musica.

Sei pentito della tua scelta?

"Assolutamente no perché se l'uomo e l'artista devono essere una cosa sola, occorre coerenza. E io, all'autenticità, non rinuncio".


Emanuele Dabbono, 36 anni, cantautore genovese, è stato uno dei protagonisti della prima edizione di X Factor, talent show televisivo andato in onda per la prima volta su Rai2 nel 2008, aggiudicandosi il terzo posto dietro a Giusy Ferreri e ai vincitori Aram Quartet. All'indomani del successo di X Factor, ha rifiutato la proposta discografica della Sony per la registrazione di un album di cover preferendo pubblicare un EP con canzoni sue per l'etichetta Edel.
A fine 2011, prima sulla piattaforma iTunes ed in formato disco nell'aprile del 2012, insieme al gruppo dei Terrarossa ha pubblicato il primo disco dal titolo "Trecentoventi" per l'etichetta Grace Orange/Halidon. E' passato un anno dall'uscita di "Trecentoventi" ed ecco che il 2013 darà alla luce il secondo album: “La velocità del buio”, il cui titolo prende spunto dalla riflessione di Emanuele su quanto sia facile, oggi, veicolare ed amplificare informazioni dettate dall'ignoranza e da un approccio mordi e fuggi con il mondo, piuttosto che dalla cultura o dalla voglia di sapere. Ma la luce in fondo al tunnel c'è perché per Dabbono, di fronte al vuoto che avanza, ci sono piccole luci e ancore di salvezza da scovare per non farsi schiacciare dalla banalità.  Musicalmente, il disco segna un'evoluzione nel sound dei Terrarossa. 

Per saperne di più: 
http://www.dabbono.com

domenica 20 gennaio 2013

Alessandra e la neve....

Il lungo inverno e la neve erano diventati l’occasione per un appuntamento privato con sé stessa. La sua ora d'aria. 
Il silenzio ovattato imposto dai fiocchi copiosi e lenti in anarchica caduta libera, le faceva rimbalzare i pensieri dando loro ordine, rifugio, spessore.
Quello che normalmente percepiva come semplice intuizione, idea impalpabile o sfuggente, grazie a quella neve accecante, viva, incessante e lenta si trasformava in profondità, analisi, incontro intimo.
Era come se quel velo bianco, incontaminato e perfetto le suggerisse una scorciatoia, il modo più rapido di raggiungere il fondo - cuore del vulcano - e far conoscenza con ignoti angoli, spigoli, anfratti della sua anima sempre inquieta.

Il gelo improvviso le aveva raffreddato le ossa; disagio subito risolto con una coperta calda stretta attorno al corpo e una tazza di tè fumante tra le mani. 
l

Non riusciva a staccarsi dalla vetrata affacciata sulla 
strada: 
i tetti rossi cambiavano rapidamente aspetto e così l'asfalto 
grigio, le ringhiere d'acciaio, le auto in sosta, gli ulivi e i 
sempreverdi.
Il lento susseguirsi di ore di bufera bianca e ventosa, dove 
l'assordante protagonista era l'avvolgente silenzio che 
trasformava la realtà quotidiana in incantesimo e stupore 
dando alla frenesia del giorno un ritmo tutto suo, aveva 
indotto in lei una rapida quanto inconsapevole 
metamorfosi.
Quei fiocchi leggeri, asciutti nel volo e umidi 
all’atterraggio, divennero chiave e metafora dei suoi 
processi di pensiero: aleatori, caotici,  incontrollabili e 
sfuggenti, ma solo fino a quando, come la neve sulle foglie, 
non si adagiavano lenti nel fondo del suo cuore e della sua 
mente sedimentando prima di sciogliersi in ipotesi, 
opinione, certezza, dubbio, ricordo, futuro.
Complice la neve, quell'inverno Alessandra lo trascorse 
così, alla finestra, contemplando e ascoltando il silenzio 
rumoroso dei fiocchi ora bianchi, ora neri della sua anima.

E non fu tempo perso.

domenica 13 gennaio 2013

Uno spettacolo da non perdere



In Wonderland e il pazzo mondo di Alice




Il paese delle meraviglie è quello che nel corso del 2013 ospiterà nelle sue strade e piazze “In wonderland”, performance frutto della collaborazione tra Controrilievi Performing Arts di Valeria Chiara Puppo, gli acrobati del Duo ARTEMIS, l'attore Michele Stimamiglio.

La produzione, presentata in anteprima il 29 dicembre 2012 a Celle Ligure nell'ambito del calendario degli eventi natalizi del Comune, è una pièce di teatro danza pensata per il divertimento dei bambini, ma che non manca di coinvolgere e stupire il pubblico dei grandi. Musica, danza, recitazione, gioco, ironia ed inaspettate acrobazie sono ingredienti del frizzante menù proposto da Controrilievi Performing Arts.
In Wonderland prende spunto dalla narrazione di Alice nel paese delle Meraviglie, dando vita ad una serie di quadri - da ambientare rigorosamente in spazi all'aperto - nei quali la piccola Alice e il Bianconiglio vivono le avventure più significative descritte nel romanzo di Lewis Carrol: dall'incontro surreale con il Cappellaio Matto, alla folle ed ipnotica Maratonda, al conflitto con la crudele e temuta regina, alla magia misteriosa ed inquietante dello Stregatto che trascina Alice in un mondo sospeso attraverso l'acrobatica aerea su tessuti.
Il tutto sapientemente arricchito da intriganti sonorità e musiche, oltre ai meravigliosi costumi. I trucchi teatrali sono ideati dalla make up artist Marzia Pistacchio

Video:



Per contatti:  controrilievi@gmail.com

venerdì 21 dicembre 2012

Dall'ascolto dei notiziari al brainstorming con se stesso, la giornata tipo del re della vignetta satirica Danilo Maramotti




Schivo, sincero, artisticamente folle, dolcemente stralunato, difficile da catalogare perché autenticamente fuori dagli schemi e poco incline alla mondanità, Danilo Maramotti è uno dei più prestigiosi fumettisti del nostro tempo, ma a differenza di molti suoi concittadini illustri e famosi, vive la professione come una sorta di “artigianato spirituale”, un mix di ritiro creativo e meditazione sottraendosi a qualsiasi impegno istituzionale o mondano.

Maramotti preferisce, infatti, andare alle inaugurazioni delle mostre dei tanti amici artisti, piuttosto che farne una propria, così come gradisce di più una cena tra pochi intimi che un pranzo di rappresentanza. Il suo lavoro lo si può ammirare solo in fase di pubblicazione ed è sempre frutto di uno studio attento ed approfondito degli eventi quotidiani che il suo talento riesce a trasformare in battute taglienti per un umorismo sempre senza speranza.

Nato il 17 maggio del 1949 a Savona, ha collaborato con il meglio dell'editoria nazionale: ViviMilano (Corriere della Sera), TuttoLibri (La Stampa), Il Messaggero, Cuore, Corto Maltese, Frigidaire, Rockerilla, Notizie Verdi, Sottobanco, Scuola Matrigna, www.EDay.it, Tic, Alter, Comix, Boxer, Zapata, Gulliver. Ha disegnato per: Vespa, Pirelli, Eminence, Luce Plan.

Ha pubblicato i seguenti libri: Bad Cat, Rizzoli/ Milano Libri 1994. Dolce Rita, Lupetti & Fabiani 1998. Rocky Rude duro con i duri, La Vita Felice 2000.
Nel 1994 ha ricevuto il Premio Satira di Forte dei Marmi. Attualmente è impegnato con: L'Unità, CorrierEconomia (Corriere della Sera), Linus, Modus Vivendi, Giudizio Universale, Emme, Smemoranda.

Il suo esordio in campo fumettistico risale al 1970 con la rivista Horror di Gino Sansoni. Negli anni immediatamente successivi si dedica a diverse attività. Tra queste l'insegnamento al Liceo Artistico di Savona e l'apertura di un laboratorio di ceramica a Varazze. Si riaffaccia al fumetto nel 1981 con il racconto “Paranoia” pubblicato dalla rivista Frigidaire.

Definito da Oreste Del Buono “un mostro di modestia che spazia dalla tragedia alla farsa con facilità raccontando orrori e gaffes della vecchia e della nuova classe dirigente”, Maramotti mi riceve nel suo appartamento a Savona dove non mancano scaffali e scrivanie piene di fogli, matite, penne, computer e montagne di libri. Dalla finestra del suo grande studio-salotto, s'intravede uno scorcio di mare.

La sua giornata è scandita dal ritmo dettato dalle esigenze degli editori che attendono le vignette a commento pungente ed implacabile dei fatti della complessa e spesso tragicomica politica del nostro Paese. Sin dalle prime ore del mattino lettura dei giornali e doveroso ascolto delle news nazionali sulle reti digitali. E poi è tutto un susseguirsi di schizzi e bozze alla ricerca di idee originali e “feroci”.

<Come una volta al cinema c'erano i cosiddetti “battutisti” che commentavano a voce alta i film, io sono e mi sento un “battutista” della politica italiana. Dopo essermi infarcito di news le elaboro facendo un brainstorming con me stesso. Certo produrre quotidianamente non è facile e richiede applicazione, tempo, energie>.

Attratto inizialmente dall'horror, Maramotti ha iniziato disegnando vere e proprie storie, ma con l'espandersi di una fumettistica per allora decisamente “spinta”: Jacula, Isabella, Messalina, ha deciso che quella non era la sua strada.

Dopo una brillante carriera nel mondo della striscia d'autore e del fumetto vero e proprio, Danilo passa alla vignetta più per necessità che per vocazione:
<Con la sofferta chiusura d'importanti giornali e magazine di fumetti, mi sono dedicato a tempo pieno alla vignetta. Disegnare mi diverte, mi allontana dall'alzheimer....che alla mia età è sempre alle porte. E soprattutto mi mantiene vivo>.

http://www.danilomaramotti.it/





martedì 11 dicembre 2012

Donne e artigianato: viaggio alla scoperta di giovani talenti liguri


Mi piace scoprire talenti emergenti, nell'arte e nell'artigianato. Adoro entrare nei laboratori a curiosare ed annusare cosa c'è nell'aria. Tra le mie ultime, fantastiche scoperte: 
Valeria Grasso, architetto e designer che ha scelto di dedicarsi alla creazione di gioielli personalizzati e Silvia Testa, che ha aperto un atelier dove crea fantastici abiti con un tocco discreto di follia. 





Se volete conoscerle aprite i seguenti link.Non rimarrete delusi.

Albisola Capo: Una giovane designer riscopre l'arte orafa


Celle Ligure: Taglia, cuci, crea...è questo  il mondo di Caterinette


lunedì 19 novembre 2012

Il Dodicesimo Pianeta, emozioni in musica per il disco d'esordio di Adriano Viglierchio





Semplice come l'acqua di una cascata, salda come la corteccia di un albero, pura come un cristallo, chiara come la luce, libera come l'Aquila di allargare le sue ali e spiccare il volo, è l'umanità risvegliata alla quale si rivolge Adriano Viglierchio, in arte Adrien, autore di un emozionante disco dedicato alla ricerca spirituale e alla crescita interiore.
"Il Dodicesimo Pianeta è l'album d'esordio del giovane musicista savonese, scritto con coraggio e cuore aperto: sette brani più una bonus track dedicati all'amore universale e ad una generazione di argonauti in viaggio verso un pianeta ideale dove ogni creatura potrà finalmente esprimersi e vivere con amorevolezza,  in equilibrio  con la natura e tutte le creature, accettando i mutamenti e il divenire dell'esistenza. 
Nel disco, valenze yin e yang s'inseguono in una magnifica danza tra dualità ed individualità, tra maschile e femminile, in un fluttuare ininterrotto, mistico ed energico.
La voce di Adrien, che accosta con disinvoltura antichi mantra in sanscrito a sonorità pop rock utilizzando, talvolta, anche la lingua inglese, risulta potente e fortemente evocativa anche grazie alle suggestioni musicali date dalle basi di pianoforte, chitarre, basso, percussioni e alla voce femminile di Sara Grimaldi - corista di Zucchero - che fa da contraltare alla potenza vocale di Adrien.
L'ascolto in anteprima è stato emozionante perché in ogni traccia ho ritrovato un po' del mio bagaglio: letture fatte in molti anni dedicati allo studio dei grandi maestri spirituali; sensuali profumi d'incenso; scorci di vita trascorsa nei meravigliosi e mai dimenticati giorni di meditazione e silenzio al centro di Pomaia in Toscana; i mantra tibetani; i colori luminosi dello yoga; il calore affettuoso e curativo del reiki; frammenti di cuore agitato quando "posseduta" dalla passione per la danza primitiva non mancavo di ringraziare il Divino per avermi donato anima, respiro, orecchie, ritmo, forza fisica e capacità di danzare "nella musica" rapita dal magico suono dei tamburi d'Africa.
La seconda sorpresa è stata scoprire che i brani di Adrien non sono per iniziati, ma per tutti. La sua “medicina sonora” è infatti frutto di un sapiente mix tra l'amore per la musica coltivata sin da ragazzo e gli anni di esperienza come operatore Olistico, che porta avanti nel centro Shanti World di Savona (dove il 12 dicembre 2012 sarà ufficialmente presentato il disco). Il risultato è stato dare voce, colore e suono ad una semplice ma efficace terapia musicale finalizzata all'autoguarigione.
Ascoltare “Il Dodicesimo Pianeta” sarà per chiunque l'occasione per intraprendere un viaggio dentro di sé, alla ricerca dell'equilibrio dei sette chakra e di un'autentica fonte d'ispirazione personale ed emozionale.

Il Dodicesimo Pianeta è stato registrato al "Pontremoli Studio & Lunisiana Soul" (Ms).Progetto, musica, testi, voci e pianoforte di Adrien Viglierchio.Arrangiamenti e Programmazione Studio di Eddy (Stelevox) Mattei.Basso e chitarre Marco Biasini. Background Vocale Sara Grimaldi. Fotografie di Simone Cecchetti.







mercoledì 10 ottobre 2012

Genovesi intimità


Pomeriggio tra amiche: racconti, affinità, emozioni che ritornano, due calici di vino rosso, una canzone da condividere nella dolcezza di una città che si tuffa fiduciosa tra le braccia del tramonto.

Capodanno

Fino al 1 gennaio 1968, per me Capodanno era la festa in cui i grandi stappavano champagne, si baciavano sotto il vischio e si auguravano co...